Conversazione con Pino Creanza

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Il personaggio ci incuriosisce assai, è un coltellino svizzero, pardon, pugliese, della creatività. Pino Creanza ha appena pubblicato un nuovo libro illustrato. E allora abbiamo pensato di proseguire la conversazione intervista realizzata nel giugno 2009 al tempo del suo arrivo su Balloons. Giusto per capire che combina.

Due comic strip, una pubblicata su XL de La Repubblica, una specie di graphic novel sul mensile ANIMAls, un libro di viaggi, un paio di storie per ragazzi, una appena pubblicata, fotografia, illustrazione, fumetti, scrittura. Omologato come ingegnere “part time”, poliedrico e curioso di tutto, grande viaggiatore e sperimentatore (persino mai sentite arti marziali cinesi delle quali curi il sito) . Eppure avendoti conosciuto dal vivo tutta questa inquietudine creativa sembra abbastanza celata da strati di pacatezza. Se non fosse che temiamo di conoscere già la risposta, verrebbe da chiederti subito: ma Pino Creanza da grande che vuole fare?

Uh, sei partito proprio in quinta, caro Max, con le domande esistenziali! In realtà sono già “grande” e da tempo ho smesso il vizio di proiettare in un vago futuro il tempo della realizzazione dei miei sogni. Per vivere bene è necessario dare forma ai propri sogni nel presente, e per questo mi sono attrezzato riorganizzando il tempo del lavoro e quello dell’espressione creativa. Il resto è frutto di grande curiosità e interesse per la vita e di una certa “ingegnosità”. E così alla fine tutto si chiude, nel senso che ogni cosa che faccio alimenta l’altra.

Ecco, è proprio dalla questione dell’organizzazione del tempo e della vita che vorrei partire, anche per capire la passione dietro. Perché poi per disegnare e scrivere, dopo aver curiosato, letto e viaggiato, serve tempo, spazio. Credo ci incuriosisca molto quel “ingegnere part time”. È una scelta di vita? Hai preferito lavorare meno (e quindi guadagnare meno) nella tua professione principale, quella che come si dice in gergo serve per “pagarti il lesso a pranzo”, per avere più tempo per tutto il resto?

Esattamente. Quattro anni fa ho chiesto ed ottenuto un part time dalla società per cui lavoro, un part time “leggero”: faccio sei ore al giorno invece che otto, ma questo è sufficiente a liberarmi gran parte del tempo pomeridiano, a fronte di una riduzione di stipendio contenuta.

Prof Knox di Pino Creanza

Dentro questo spazio creativo variegato le tue due comic strip come si collocano? Qual è la loro urgenza creativa? Facci un po’ capire come funziona: a un certo punto di questo pomeriggio com’è che salta fuori la voglia di disegnare quei pupazzetti di Tom e Ponsi e quello stralunato Prof Knox?

Proprio perché le strisce a fumetti sono solo una delle cose che coltivo insieme alle altre, ho capito con il tempo che devo evitare lo “stress da produzione” e accontentarmi di un ritmo blando e gestibile, poche strisce al mese, da realizzare al momento giusto. In un certo senso sono un autore di strisce omeopatico… I personaggi hanno comunque bisogno di essere frequentati con una certa regolarità, altrimenti rischiano di risentirsi, prenderla a male e fare poi scena muta quando gli chiedo di raccontarmi qualcosa. Ma anche io ho bisogno di prendermi ogni tanto delle vacanze da loro e per adesso mi sembra di aver trovato il giusto equilibrio tra le due esigenze. In genere funziona così: un pomeriggio che c’è un po’ di sole che filtra dalla finestra e che non ho impegni particolari mi siedo in poltrona con il mio quaderno a fogli bianchi e mentre bevo una tazza di tè verde scarabocchio le mie strisce. Se mi rendo conto di fare le smorfie con la bocca imitando le espressioni dei miei pupazzetti vuol dire che è andata. Fatto questo il resto è in discesa, si tratta solo di disegnare in bella le strisce, passarle al computer e colorarle, e questo lo posso fare anche nei ritagli di tempo nei giorni seguenti, anche senza sole e senza tè.

Ci racconti qualcosa della tua tecnica di disegno “ingegnosa”? Non nasci come disegnatore ma sai, come dire, arrangiarti con onore e inventiva. Potremmo camuffare elegantemente parlando nel caso di Tom e Ponsi di minimalismo. Poi uno guarda le tavole pubblicate su Animals, Cairo Blues, strabuzza gli occhi, pensa accidenti che “realismo” e fa fatica a credere che anche quelle sono di Pino Creanza.

Mah, non ho una formazione artistica, non ho mai frequentato corsi o scuole di disegno, ma ho sempre trafficato con le immagini, le matite, i pennelli, i colori. Esiste un “pensiero visivo”, una modalità cognitiva che opera sinteticamente, per analogie, associazioni, giustapposizioni, schemi compositivi, che è accessibile a tutti, artisti e non. È uno strumento potente, che io uso molto anche in ambiti extra-artistici, come il mio lavoro “ufficiale”. Dunque nascono delle idee visive, si ha desiderio di esprimere qualcosa, una storia, una situazione, in forma di immagine o di sequenza di immagini, e ci si pone in seguito il problema tecnico di come rendere queste idee visibili e comunicabili, di come oggettivarle su un supporto, cartaceo o elettronico che sia. Per Cairo Blues sono partito dai miei appunti di viaggio al Cairo e dalle situazioni che volevo raccontare, sviluppando un approfondimento documentale su Internet, ricercando materiali scritti, video e fotografici. Il passo successivo consiste nella realizzazione di uno storyboard molto preciso, con il testo, i balloons (pochi per la verità) e le foto. Il passo finale è quello di disegnare direttamente in digitale con la tavoletta grafica, usando il materiale fotografico come guida. Io credo che se si ha davvero la necessità di raccontare qualcosa, poi la soluzione tecnica si trova, un linguaggio funzionale alle proprie esigenze espressive lo si inventa. Neanche Art Spiegelman sa disegnare nel senso classico del termine, eppure…

L'ulivo scomparso di Pino Creanza

Per la copertina e le illustrazioni del tuo ultimo libro “L’ulivo scomparso“, appena uscito, hai però scelto di affidarti a Patrizia Comino, come mai? (immagino l’abbia conosciuta qui nel gruppo di Balloons, mi piace l’idea di fare da sensale a collaborazioni tra autori).

Questo mio libro narra una storia di pre-adolescenza, in larga parte ispirata a mia figlia e alle sue amiche, e per le illustrazioni cercavo un segno vivace, capace di parlare il linguaggio dei ragazzi. Io non ho questo tipo di segno, avrei potuto provare a inventare qualcosa ma alla fine ho considerato che il mio sforzo creativo era pienamente esaurito nella scrittura e che non avevo voglia e bisogno di fare altro. Quando ho visto le strisce di Patrizia su Balloons mi sono incuriosito e sono andato a guardare sul suo blog pattycuore.blogspot.com: era proprio quello che cercavo! Patty ha una sensibilità raffinata verso il mondo delle ragazze e i suoi disegni coniugano elegantemente una dose sufficiente di realismo e un gusto un po’ cartoon e manga, un amalgama perfetto per quello che avevo in mente. Lavorare con lei è stata davvero una bella esperienza.

L'ulivo scomparso di Pino Creanza - illustrazione di Patrizia Comino

So che, come chiunque ami scrivere e raccontare, preferiresti che i lettori trovassero da soli nel tuo lavoro i vari significati, magari su percorsi propri neanche immaginati dall’autore. Ma ti faccio ugualmente la domanda, più generale, per chi vuole farsi un’idea de “L’ulivo scomparso”. Qual è il messaggio del racconto?

Il messaggio… Mah, c’è in effetti uno sfondo narrativo, che è la storia di questo ulivo pluricentenario che viene trafugato dalle campagne pugliesi per essere rivenduto al nord, fenomeno fino a qualche anno fa ahimé piuttosto diffuso alle mie latitudini, e dunque si potrebbe pensare a un “messaggio” di difesa del paesaggio e delle identità territoriali, ma appunto questo è lo sfondo su cui si delinea una vicenda più complessa, di tipo relazionale e psicologico. Forse chi meglio ha colto il senso del libro è stata una ragazzina che è intervenuta a una presentazione dicendo che leggere questa storia la ha fatta sentire meno sola, nel senso che si è riconosciuta nei pensieri e nelle emozioni delle protagoniste, pensieri ed emozioni a volte difficili da comprendere e accettare in quell’età così delicata di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Parliamo di “Cairo Blues“, pubblicata su ANIMAls, curioso progetto per il quale hai inventato una nuova categoria di fumetto, una nuova definizione, il graphic reportage. Della tecnica per il passaggio dalla documentazione fotografica al disegno abbiamo parlato prima. Ma questa anomala graphic novel, per caso, fortuna o intuizione, sta oggi, come si dice, sul pezzo, visti i recenti avvenimenti e fermenti nei paesi del nord Africa. Dei quali sapevamo ben poco, glissando sulla grande ipocrisia dei dittatori, ora rinnegati dai nostri governi, messi a fare da cani guardia degli interessi occidentali. Ma che Egitto ci raccontano le tue tavole?

Beh, non credo proprio di aver “inventato” questo genere di fumetto: è vero che in giro non si vedono molti lavori di questo tipo, ma quei pochi sono diverse spanne sopra le mie cose, penso ad esempio a Joe Sacco. Anche se la mia permanenza al Cairo si è limitata a poche settimane in tutto, diluite in un periodo di circa un anno, ho sviluppato un rapporto un po’ speciale con questa città, che mi ha portato ad approfondire aspetti e tematiche oggettivamente lontani e poco conosciuti dalle persone mediamente informate di casa nostra. Paradossalmente (o forse no…) c’è molto più dinamismo nei paesi del nord Africa e del Medio Oriente che nella nostra vecchia Europa, un dinamismo certo soffocato e oppresso dalle autocrazie al potere ma in ogni caso vitale e propulsivo. Adesso tutti scopriamo quanto sono “giovani” questi paesi, ma questo è vero da un bel po’, così come non è una novità che la nostra Italietta non è proprio un paese per giovani. Dunque l’Egitto che cerco di raccontare è una realtà piuttosto complessa e multiforme, che sfugge alla banalizzazione semplificatrice delle consuete categorie mediatiche. Un esercizio in verità applicabile anche altrove, tant’è vero che la prossima uscita su ANIMAls racconterà una situazione a noi molto più prossima.

Cairo Blues di Pino Creanza

Ti ho visto girare tra gli stand di Lucca Comics con un book delle tue tavole come uno dei tanti fumettisti desiderosi di cercare un editore. Eppure nel tuo caso non si può proprio parlare di autore sommerso o emarginato. Hai sempre trovato un tuo spazio fisso su riviste, gloriose come Frigidaire negli anni ’90, oppure ora su XL de La Repubblica, magazine a larghissima diffusione in edicola, e su ANIMALs buona rivista di fumetti assortiti.

Sì, è vero, in un modo o nell’altro tutto quello che ho fatto sono (quasi) sempre riuscito a pubblicarlo. Ma il mondo delle riviste è molto precario, ci sono oggi e domani chissà. C’è sempre il rischio che una rivista chiuda o cambi linea editoriale e da un giorno all’altro ti ritrovi nell’ombra. Da questo punto di vista l’esperienza di Balloons è molto preziosa, perché consente di avere una prospettiva di continuità “a prescindere”. Quanto al book con le tavole, beh, ho sempre il desiderio di trovare un editore interessato a pubblicare una raccolta delle mie strisce: un libro è un oggetto che rimane e segna un po’ una tappa nel tuo percorso autoriale. Ma non è facile, i libri di strip non vanno tantissimo, a meno che non si tratti di serie collaudate e conosciute. Chissà, forse un giorno mi deciderò ad autoprodurre qualcosa, magari con il marchio Red Brick Comics…

Una curiosità prima dell’ultima domanda. Che fine ha fatto l’altra tua striscia Gino e Sberla? Sai che qua come Ministri del culto delle strip ci preoccupiamo anche delle pecorelle smarrite.

Mitici Gino e Sberla! Devo dire che mi mancano un po’. Il fatto è che il tempo che ho a disposizione per i fumetti è comunque limitato e devo fare delle scelte: Knox è il capostipite e non posso mollarlo, Tom & Ponsi sono finiti su XL e dunque devono restare in vita, così a farne le spese sono stati i due amati topolastrini. Se il direttore di Balloons mi dà il permesso di pubblicarli a cadenza anarcoide sul blog, allora li resuscito!

Gino e Sberla di Pino Creanza

Permesso accordato, anzi ti pregherei proprio di riportarli alla luce (usa pure il tasto “random”). Che cosa ci riservano i prossimi pomeriggi creativi dell’ingegnere part-time?

Per adesso siamo all’insegna della continuità. A parte portare avanti le serie di strip vorrei continuare a sviluppare Cairo Blues, cercando di dare più unità e organicità a quel progetto. In ogni caso, complice la primavera, qualche solletico a pensare a nuovi progetti c’è, anche se allo stato ancora larvale. Vedremo più avanti, probabilmente salterà fuori qualcosa che ha a che fare con la Cina…

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